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Le amene “favole” dei “Granocchiai”
Autore: Edoardo Scalzini
Formato: 15x21
Pagine: 128
Anno di pubblicazione: luglio 2007
Prezzo di copertina: € 10,00
Disponibilità: disponibile
Il merito di aver dato vita, quasi a gara, a quella località (sorta intorno alla stazione ferroviaria) che, nel 1925, prese il nome di frazione “Bambolo”, va attribuito, senza dubbio, a due “pionieri” castagnetani: Aniceto Fontanelli (1849/1914) e Guido Balestri (?/1895). Il Fontanelli (Giuseppa Malenotti), piccolo possidente terriero, nel 1894, sfruttando i benefici che lo Stato assegnava a coloro che avessero costruito alberghi-ristoranti davanti alle stazioni ferroviarie, volle tentare la fortuna; perciò costruì una locanda (attuale stabile Rinaldi) proprio davanti alla stazione ferroviaria, quella “vecchia”, corredandola di ben ventitré patenti di vendita, dal pane alle cibarie, dai carburanti al chinino, e chiamandola ovviamente “La Stazione”. Fu il primo stabile privato, dopo alcuni poderi (come il podere-casa padronale delle “Mandriacce” dei conti della Gherardesca), della futura frazione del Bambolo-Donoratico. Quando la stazione, nel 1912, in occasione del raddoppio dei binari, fu spostata nell'ubicazione attuale, Aniceto Fontanelli, quasi rispettoso del precedente contratto con le ferrovie e dell’urbanistica della zona, costruì una nuova osteria (attuale stabile bar “La Stazione) più moderna e razionale, proprio davanti alla bella stazione.La sua, però, fu una lotta, gomito a gomito, con Guido Balestri che impostò nello stesso tempo la “Locanda Roma”, quella “vecchia” (attuale stabile Maielli), ma morì a metà lavoro lasciandola al primo piano; poi ultimata dalla moglie M. Anna Lunardi e dalla cognata Margherita (nubile). La locanda divenne, oltreché sede abitativa, chiesa fin quasi alla seconda guerra mondiale e scuola, con la prima maestra Concetta Gremigni Viti. La piccola borgata prendeva così corpo, pur con la confusione del nome, finché dopo la creazione nel 1911 di un primo pozzo, nel 1921 fu installata la luce elettrica e nel 1923 fu approvata all'unanimità dall’Amministrazione Comunale “Tringali” la proposta che l’emergente località venisse chiamata “Bambolo”, con gli abitanti detti, con sarcasmo castagnetano, “bambòlotti”; ad essa fece seguito, nel 1925, l’iniziativa di costituirla in frazione, e nacque così la nuova frazione del Bambolo. Intanto alcuni palazzi avevano incominciato a fiancheggiare la Via Aurelia; vi abitarono ameni personaggi, passati poi alla storia per fattarelli di “vita paesana” e detti memorabili che tutt’oggi si tramandano di generazione in generazione. Nel 1929 fu iniziata la “chiesa vecchia”, anche se sospesa nel 1932 per la morte del conte Walfredo; nel 1933, invece, comparve il primo curato, don Lombardi, e prese corpo quella che, qualche anno più tardi, sarebbe diventata la parrocchia di San Bernardo Abate. Nel 1935 nacque la “casa del fascio” e nel 1938, infine, l'acquedotto e il fatidico cambio di denominazione in Donoratico; il resto, con la guerra alle porte e la lunga ricostruzione protrattasi per decenni, è storia di ieri e di oggi. Il lavoro comprende storielle che trattano la vita del paese di Donoratico, del presente e del passato, legate a varie tematiche, tra le quali: lo sport, il lavoro, la cucina, la caccia, la musica e naturalmente il vino. Come già evidenziato per altri aneddoti pubblicati, ribadiamo il fatto che, per alcuni di voi lettori, tutto ciò potrà sembrare di gusto discutibile e decadente, ma riteniamo non esserlo affatto, poiché leggendo attentamente le varie storielle, si potrà offrire, anche se ironicamente, un quadro significativo della vita e della cultura donoraticense di un tempo, rievocando, inoltre in ognuno di voi, altri racconti, ricordi, fantasie giovanili e non.
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