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A Satana

A SatanaAutore: Edoardo Scalzini

Formato: 10,5x15

Pagine: 40

Anno di pubblicazione: febbraio 2007

Prezzo di copertina: € 5,00

Disponibilità: Disponibile

ISBN: 978-88-87977-13-4

Questo breve lavoro, comprendente poesie satiriche e aneddoti ispirati al vino castagnetano, prende il nome dal celebre “Inno a Satana” (1865) che procurò all’autore Giosue Carducci infiniti guai; c’è chi definì l’Inno un semplice “brindisi” fra amici, chi, invece, un duro attacco alla Chiesa Cattolica, tanto da attribuirgli il nomignolo di “poeta del diavolo”. La raccolta, quindi, non poteva che riportare il titolo di una lirica di Giosue, ambasciatore del dio Bacco Libero, i cui componimenti sono ispirati al “nettare degli dei”, apprezzato dallo stesso Carducci fin dai tempi dell’adolescenza a Bolgheri; infatti, suo padre, il dottor Michele, si faceva pagare dai contadini, anziché in grano, con vino di ottima qualità, tanto da possedere una piccola cantina privata. Anche in età matura il “gastronomo” Poeta non badò troppo al sottile in fatto di mangiare e bere e, quel che se ne dica, era tutt’altro che un “gastronomo raffinato”: le “ribòtte” svolte con gli amici di gioventù alla Torre di Donoratico e al castello di Segalari gli erano graditissime, sia per gli impagabili valori umani e, naturalmente, sia per ciò che mandava giù. È noto che in passato Castagneto e Bolgheri furono un pozzo di idee, di creatività, di passioni, di cultura ed è proprio in questa che affiora anche il folclore, cioè l’anima popolare, e soprattutto la poesia; di quest’ultima viene riproposta la più significativa, prodotta sia da antichi e pittoreschi castagnetani bevitori “di vino a metri”, che tocca livelli estremi, quasi provocatori, sia quella creata dal Carducci, legata naturalmente al “ribollir de’ tini” del “dolce paese”. Tra la cultura paesana, inoltre, non potevano non affiorare aneddoti ispirati o scaturiti dall’effetto del vino, che ancora oggi si tramandano di generazione in generazione, i cui protagonisti, tipiche figure pittoresche di un tempo, compaiono spesso accompagnati da un nomignolo. Proprio il soprannome, sostantivo maschile, è un modo scherzoso di chiamare una persona anziché usare il suo vero nome; esso è dunque un nome sovrapposto, un nomignolo molto usato fin dai tempi passati, che si è mantenuto nella cultura popolare e, in qualche caso, tramandato addirittura di padre in figlio. Ci sono dei soprannomi che in passato hanno sostituito quasi completamente i veri nomi anagrafici: basti pensare a quelli castagnetani, tra i quali spiccano i “Bodda”, i “Giandotto”, i “Fontaccia” e tanti altri ancora. Il soprannome, appellativo espressivo, aggiunto al nome e al cognome o in sostituzione di essi, può derivare sovente da caratteristiche di difetti fisici, dal luogo di nascita o di provenienza, dall'attività esercitata, oppure da esclamazioni. Naturalmente, sul territorio, non potevano mancare soprannomi legati al vino; il più tipico di Castagneto fu quello affibbiato ad un certo Giuseppe Marcheselli, detto “Vinella”, colono nei primi del Novecento al podere di “Lucagnano” della fattoria Espinassi Moratti. Era chiamato “Vinella” perché, non disponendo di vino buono, si limitava a bere vinella, ricavata da uve già sfruttate, ma nobilitate da aggiunta di poca uva fresca. A Bolgheri, invece, si distinse Giuseppe Luperi, detto lo “Scìo”, nomignolo attribuitogli a proposito di una sua colorita battuta espressa appunto sul vino. In conclusione il vino di una volta, forse, aveva tutti i difetti di questo mondo e sarebbe parso una schifezza ai nostri raffinati palati; oggi, a differenza, il pregiato e rinomato vino castagnetano, risalta sulle tavole imbandite, quasi da essere venerato come un “santo” prima della “solenne” degustazione.